Vogliamo una città modello, di cui essere fieri.

E questo è solo l'inizio di un progetto ancora più ambizioso! Le liste civiche nascono dal buon senso e dalla partecipazione di cittadini come te. Per soluzioni concrete e serie. Ed è con questo spirito che ci presentiamo alle prossime elezioni amministrative. E tu? Sei dei nostri? Informati, partecipa, lavora con noi, scrivici.

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venerdì 25 dicembre 2009

CONSUMARE MENO PER VIVERE MEGLIO

Il Natale, in forme diverse, si festeggia in tutto il mondo. Tutti i popoli, cristiani e non, nel mese di dicembre celebrano feste di pace, di fratellanza, di gioia e di prosperità, ciascuno secondo la propria cultura e le proprie tradizioni. In concomitanza con il solstizio d’inverno un lungo periodo di festeggiamenti onorava il “rinascere del sole”: le giornate cominciavano ad allungarsi, segnando il lento percorso verso la primavera, con l’augurio e la speranza di raccolti copiosi e di cibo per tutti. Così gli antichi Egizi festeggiavano la nascita del dio Horus, i Greci quella del dio Dioniso, gli Scandinavi quella del dio Frey. I Romani celebravano Saturno, dio dell’agricoltura, con grandi feste in cui amici e parenti si scambiavano doni. I Cristiani sostituirono i riti pagani con la festa della nascita di Gesù, figlio di Dio, portatore di pace e di salvezza per tutta l’umanità. Per questo in tutto il mondo Natale è augurio di bontà, serenità e felicità da condividere. Il Natale (e le altre festività) si è trasformato però anche in una grande occasione per fare molti acquisti, di cose spesso superflue. Dobbiamo a tutti i costi scambiarci regali futili se non inutili, da aggiungere a quelli già abbandonati da qualche parte, in altre occasioni. La nostra civiltà del benessere permette, per fortuna, a larghe fasce di popolazione di destinare una parte del reddito non solo all’alimentazione, al vestiario e alla casa ma anche per soddisfare bisogni secondari. La nostra società dell’eccesso ha però trasformato il benessere in consumismo e quest’ultimo addirittura in un dovere sociale (vi ricordate lo spot che ci invitava a consumare di più per far girare l’economia?). Originariamente consumare aveva il significato di utilizzare un bene sino al suo decadimento, oggi invece importante è “possedere” un bene. Il valore di una persona viene misurato con la quantità e la novità delle merci possedute. Se non hai l’orologio di moda o l’ultimo modello di telefonino ti senti a disagio perchè “non sei nessuno”. Un prodotto ancora pienamente funzionante, ma non più alla moda non va più bene, bisogna sostituirlo. Dobbiamo avere sempre di più e per far questo dobbiamo guadagnare sempre di più e lavorare sempre di più e alla fine non abbiamo più il tempo per goderci pienamente quello che abbiamo. Tutto viene consumato, digerito ed archiviato in fretta La durata di un bene viene già programmata in fase di produzione. La continua immissione sul mercato di nuovi prodotti fa ormai parte integrante della nostra società dell’effimero dove non è più meritevole chi conserva i propri beni e ne prolunga al massimo l’utilizzo, ma chi si adatta al continuo cambiamento degli oggetti divorando vorticosamente tutto ciò che la produzione rende disponibile. Questo sistema, esaltato anche dll’imperversare di Centri Commerciali sempre più grandi, è divenuto ormai insostenibile! Le materie prime, le risorse del pianeta non sono infinite ed il continuo saccheggio della biosfera ci sta portando lentamente, ma inesorabilmente verso il baratro. Infine la corsa affannosa al possedere porta inevitabilmente ad ingiustizie, tensioni sociali e guerre. Il nostro benessere si regge sulle spalle della moltitudine che non ha niente, anche nel nostro paese. Bisogna cambiare per il semplice motivo che l’attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto ed incompatibile con il mantenimento della pace. Esso inoltre porta con sé, specie nelle giovani generazioni, perdita di autonomia, alienazione, aumento delle disuguaglianze ed insicurezza. Bisogna rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre maggiore. E’ necessario non solo per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla terra ma anche e soprattutto per fare uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale. Vogliamo più qualità della vita e non una crescita illimitata del PIL (Prodotto Interno Lordo). Oggi definiamo “sviluppate” le società dei consumi, mentre gli altri abitanti del mondo sono “in via di sviluppo” o “sottosviluppati”. Forse è il caso di ripensare a questi stereotipi e cambiare stili di vita. Buone feste, dunque, parsimoniose e senza eccessi.

domenica 6 dicembre 2009

Meglio l'Acqua del rubinetto


Pochi lo sanno. I più grandi “bevitori” d’acqua minerale siamo noi italiani, e le multinazionali del settore ringraziano. Primi al mondo nel consumo pro-capite, ognuno di noi, bambini inclusi, si beve 185 litri di minerale all’anno, il bel Paese è anche il maggior produttore europeo. Ma perché gli italiani consumano così tanta acqua in bottiglia? Soprattutto perché le multinazionali ci sottopongono incessantemente, giorno dopo giorno, ad asfissianti campagne pubblicitarie alle quali è quasi impossibile sottrarsi. Mostrandoci calciatori “che la bevono in Nazionale”, soubrette che fanno continuamente plin plin, montagne altissime e purissime e chi più ne ha più ne metta, anno dopo anno, spendendo centinaia di milioni di euro (quelli che incassano da noi), “i padroni dell’acqua” sono riusciti a convincere massaie e consumatori di ogni parte d’Italia che quella contenuta nelle bottiglie di plastica è migliore dell’altra che sgorga dal rubinetto. Premesso che i cinque miliardi di bottiglie di plastica in cui il prodotto viene distribuito ogni anno sono un vero e proprio flagello dal punto di vista dell’inquinamento, così come le migliaia di T.I.R. che la portano in giro per tutte le strade e autostrade italiane, è poi vero che l’acqua minerale è più buona di quella naturale? Sembra proprio di no. Legambiente a Milano, davanti all’Università Statale, ha fatto un esperimento invitando i passanti ad assaggiare acqua minerale e acqua del rubinetto e udite, udite, solo il 20% degli assaggiatori ha riconosciuto l’acqua “normale”. E’ la prova provata che nei confronti dell’acqua del rubinetto esiste solo un ingiusto pregiudizio con l’aggravante che, ad ogni famiglia, tutto ciò costa ogni anno alcune centinaia di euro. Ma rispetto a Milano quale è la situazione di Segrate? Siamo fortunati, la nostra acqua è di ottima qualità (vedasi tabella) e sarebbe utile e conveniente che l’Amministrazione la distribuisse nelle scuole e nelle mense al posto di quella minerale. Con i soldi risparmiati potrebbe offrire ai cittadini migliori servizi. Se poi pensate che l’acqua in bottiglia sia più salubre, le cose non stanno così perché per legge la frequenza dei controlli è molto più intensa e più precisa per l’acqua degli acquedotti. La prova? Conoscete qualcuno tra i vostri amici, parenti, vicini, conoscenti o colleghi di lavoro che sia mai stato male per aver bevuto acqua di rubinetto? Non dite di sì, perché questa non me la bevo.

martedì 1 dicembre 2009

VIVI CON STILE ... Fai la tua parte


Da una recente indagine emerge che gli italiani hanno molti timori per il mutamento climatico ma mettono scarso impegno per cambiare le proprie abitudini.
Più di 4 italiani su 10 si dice preoccupato per la sicurezza ambientale e per il 67% dei cittadini il governo italiano deve fare di più. L’ambiente preoccupa più del costo della vita e del terrorismo. Questo è quanto emerge dall’indagine “Vivi con stile” fatta da La Nuova Ecologia-Legambiente sulle mode e i comportamenti sostenibili. Le domande hanno riguardato la sensibilità e le tendenze riguardo a temi quali le problematiche ambientali, le necessità di intervento, la propensione al comportamento virtuoso e il confronto con la loro concreta adozione. Proprio questo ultimo aspetto si è rivelato particolarmente interessante: emerge, infatti, un notevole gap tra le azioni che i cittadini si dichiarano “molto disposti” ad effettuare e quelle che mettono in pratica. In alcuni casi la distanza sfiora addirittura il 40%: ad esempio, il 59% degli italiani si dichiara disponibile a utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, ma solo il 21,6% lo fa e così anche per la raccolta differenziata, l’86,2% si pronuncia favorevole ad effettuarla, ma l’attuazione si limita al 34,7%. Allo stesso tempo emerge fortemente il concetto della responsabilità individuale: 6 italiani su 10 ritengono che i cittadini debbano impegnarsi direttamente per la tutela climatico-ambientale, attraverso l’adozione di una serie di comportamenti virtuosi da praticare nella realtà quotidiana. E sempre 6 italiani su 10 sono convinti che proprio i cittadini devono stimolare le imprese al rispetto della tutela ambientale. Gli intervistati continuano comunque a richiedere un intervento risolutivo da parte delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali (citate, rispettivamente, dal 67% e dal 51% dei cittadini), con una curiosità: l’elettorato di centro destra sente l’urgenza di soluzioni molto più dei leader che li rappresentano.