Inquinamento ancora alle stelle a Milano e in tutta la Lombardia. Come al solito però le istituzioni intervengono con i pannicelli caldi ma c'è chi non intyerviene per niente come è il caso del comune di Segrate e degli altri comuni della provincia di Milano. Un blocco del traffico parziale non serve a molto ma è meglio di niente, meglio tre giorni di blocco totale, meglio riconvertire tutta la mobilità verso il trasporto pubblico. Meglio fare meno autostrade, meglio potenziare il trasporto ferroviario locale. Meglio fare le metrotranvie come quella indispensabile sulla Cassanese. Meglio investire in piste ciclabili. Meglio tenere il riscaldamento al minimo. Senza interventi strutturali restano solo i pannicelli caldi, intanto i nostri polmoni cambiano colore e virano verso il nero. Vai alla centralina di Limito
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sabato 30 gennaio 2010
Navi di veleni: ecomafie di Stati e multinazionali del crimine

(da: Italiaterranostra.it ) Come si fa a smaltire un carico di rifiuti tossici e magari radioattivi? Elementare Watson: basta stivarlo su una nave in pessime condizioni e poi venderlo a qualche signore della guerra che in cambio chiede solo una buona partita di armi. Oppure comprare una carretta e affondarla insieme ai veleni. Dunque, si acquista un mercantile, si imbottisce di rifiuti pericolosi dichiarando un carico di materiale innocuo e, infine, si inabissa il natante o almeno si tenta; male che vada il relitto viene abbandonato alla deriva. Soltanto negli ultimi 25 anni sono state affondate misteriosamente circa una sessantina di navi nei mari a ridosso della penisola italiana (in particolare Tirreno, Jonio e Adriatico); ma la stima è errata per difetto, anche se soltanto i Lloyd’s di Londra ne certificano 40. Si tratta di imbarcazioni in condizioni disastrose da far sparire sia per truffare.... Continua a leggere - Guarda il video
sabato 9 gennaio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
UNA SEGRATE NON BASTA

UNA TESI UNIVERSITARIA HA STUDIATO L’IMPATTO AMBIENTALE DELLA VITA NEL NOSTRO COMUNE CON RISULTATI DISASTROSI
(L'esempio virtuoso di Cassinetta di Lugagnano)
(L'esempio virtuoso di Cassinetta di Lugagnano)
Cinquantatremilaseicentosettantanove sono gli ettari globali di territorio necessari a Segrate per compensare l’impronta ecologica prodotta, calcolata in base alle tonnellate di Anidride carbonica (CO2) emessa. Le emissioni di CO2 calcolate sono il frutto dei consumi elettrici, energetici, dei trasporti e dei rifiuti prodotti dai segratesi , convertite in aree necessarie per compensare la stessa emissione di CO2. Tutto ciò è contenuto nella tesi di laurea di Daniele Cremonesi curata dal Prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio -. Uno studio fatto sul campo, con una metodologia consolidata, anche se qui necessariamente approssimata, visto che i dati necessari non erano completi. 53.679 ettari è, quindi, la superficie necessaria a Segrate per compensare se stessa. Ma si tratta di una valutazione più bassa del reale, che però mantiene comunque il suo senso e le sue validità
scientifica e pubblica, più che sufficiente a dare quegli indizi alla città di Segrate e alla sua amministrazione per riflettere su come andare avanti. Nella procedura di calcolo assai semplificata sono confluite solo le emissioni di CO2 derivanti dalla maggior parte dei consumi energetici pubblici e privati (gas ed elettricità), quelle dalla produzione di rifiuti, di una parte del traffico di autoveicoli sul territorio comunale, del trasporto pubblico e poche altre. La CO2 emessa in atmosfera da queste voci ammonta a quasi 200.000 tonnellate all’anno, pari a 6 tonnellate di CO2 per cittadino. 53.679 ettari globali corrispondono a 1,6 ettari procapite e derivano dai consumi di energia elettrica (11%), dai trasporti (17%), dal riscaldamento (42%), dalla produzione industriale (14,5%) e da altre voci minori.. Poiché Segrate è grande solo 1740 ettari , la superficie di terreno che Segrate dovrebbe possedere per ‘azzerare’ i suoi impatti dovuti all’emissione di CO2 dovrebbe essere quasi 31 volte più grande (30,9). Ma se considerassimo che gli ettari necessari dovrebbero essere liberi e non urbanizzati o antropizzati, allora il bilancio peggiorerebbe. Infatti Segrate ha solo il 23% circa del territorio comunale libero. Anche senza conteggiare le nuove aree urbanizzate dal 2005 (anno di riferimento dei dati) ad oggi, quegli ettari sono pari a circa 400 ovvero circa centotrentaquattro (134,6) volte meno della superficie libera necessaria per compensare gli impatti. Con il calcolo dell’impronta ecologica i cittadini di Segrate sanno che ognuno di loro (neonati e nonni compresi) dovrebbe avere in dotazione 1,6 ettari globali liberi (che tecnicamente potremmo chiamare anche biocapacità globale se potessimo applicare la procedura di calcolo completa) per compensare l’impatto generato dal proprio stile di vita, voluto o non voluto. E ognuno di loro in realtà ha, nominalmente, solo a disposizione 0,012 ettari , ovvero 134 volte meno. Non è tecnicamente possibile comparare l’impronta di Segrate e dei suoi cittadini con altre realtà, per via delle molte semplificazioni fatte nello studio condotto che hanno ridotto di molto la dimensione dell’impronta ecologica. Eppure, nonostante il calcolo al ‘ribasso’, il risultato è sufficiente a sollecitare un atteggiamento di forte preoccupazione e una saggia attenzione, a invitare tutti, pubblico e privati, ad incamminarsi su una strada di effettiva sostenibilità. Molte sono le azioni che si possono fare privilegiando quelle che non aumentano i consumi e le emissioni, quelle che privilegiano stili di vita più sostenibili (es.: usare meno l’auto e spostarsi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici), quelle che favoriscono una scelta alimentare meno impattante e una dieta più naturale, ma anche quelle che tutelano le aree libere residuali che hanno tanta importanza nel compensare gli impatti. Quelle aree libere che potrebbero divenire più biocapaci di compensare gli impatti se diventassero un bosco. Occorre quindi responsabilizzare i comportamenti privati ma soprattutto quelli dell’Amministrazione pubblica. Si pensi all’importanza e al ruolo chiave che potrebbe avere in tale direzione il Piano di Governo del Territorio (PGT), l’ex PRG. Un importante strumento di pianificazione territoriale per poter fare scelte importanti e coerenti anche con quanto ci dice l’impronta ecologica. Scelte capaci di ridurre il debito ecologico ed ambientale. Scelte precedute dalla valutazione ambientale strategica che consenta di capire gli effetti ambientali delle decisioni pubbliche (e private). È inutile quasi ricordarlo, ma ogni nuova trasformazione di quel prezioso suolo libero aumenta sempre più l’impronta di tutti i cittadini (contenibile solo forse con forti politiche di compensazione ecologica), come pure ogni azione legata all’uso intensivo dell’auto o alla dispersione energetica o all’aumento di produzione dei rifiuti. L’Impronta Ecologica aiuta i cittadini a migliorarsi rendendoli più consapevoli dell’ambiente in cui vivono. Vuole altrettanto contribuire a migliorare la capacità di decisione dell’amministratore pubblico e dei soggetti pubblici in generale sollecitando la formulazione di politiche pubbliche più sostenibili e non impattanti. Come ha affermato l’ex premier britannico Blair alla presentazione del famoso rapporto economico ambientale Stern che suonava pressappoco così: “Non c’è un minuto da perdere per migliorare futuro dell’ambiente in cui viviamo e vivranno i nostri figli’. Neanche un solo minuto. Neanche la benché minima indecisione. E la responsabilità sta, per i diversi livelli di competenza, a tutti. Nessuno escluso”.
A SEGRATE LA MEMORIA STORICA È MORTA

Cascine abbattute e centri storici sventrati
Ha Segrate un’identità da difendere, ha da difendere specifici caratteri di natura storico-artistico-culturale, ambientale o socio-economica tali da identificarla rispetto al contesto urbano – l’hinterland milanese – in cui è immersa? Non particolarmente: pieve fin dall’alto medioevo comprendente vasti territori limitrofi, quando è stato costituito a comune Segrate non aveva rispetto a Pioltello e Vimodrone, ad esempio, caratteristiche significativamente diverse, la sua vocazione territoriale era agricola, con medesima tipologia di colture, costellata come quasi tutta la marca del milanese da cascine isolate o aggrumate in piccoli nuclei. La stessa Segrate Centro non è propriamente un centro per dimensioni degli edifici secolari presenti, semmai un polo di cascine, una villa e altri modesti edifici a tessere un nucleo piccolo, ingrandito di fatto solo dagli anni Cinquanta-Sessanta in poi. Simile in ciò a molti altri comuni, dei quali alcuni appaiono però con centri storicamente più strutturati, più ampi, più nobili e ricchi, com’è il caso di Cernusco o Gorgonzola, per guardare tra i vicini. Dei quartieri più antichi e storicamente interessanti come Rovagnasco, pure minimi e allineati lungo piccole vie di comunicazione, non sopravvivono ora che brandelli cadenti di una storia che a tutti i costi si è riusciti a non valorizzare, a seppellire, ad abbattere per far posto a edifici freschi e redditizi. Della parte embrionale della Cascina della Commenda, sorta di castelletto dei Cavalieri di Malta (già Templari), resta un rudere fortunosamente sottratto alla distruzione da un vincolo di tutela, e il centro civico col suo nome, col giardino antistante: un luogo vivo d’incontri che è purtroppo episodio urbanistico isolato invece che consuetudine. Mentre dell’ingresso all’antico Lazzaretto, su via Monzese, è stato raso al suolo quasi tutto se non il bel portale con andito semicircolare (vicino al tabaccaio), completamente snaturato e destinato – se non al crollo – ad essere un incomprensibile rudere a gratificare i nuovi palazzotti della lottizzazione posteriore. La cascina di Tregarezzo in prossimità del palazzo della Mondadori è stata trasformata tanto da essere irriconoscibile. Che dire? Non han saputo, non han voluto vincolare e tutelare nulla le amministrazioni nostre, se non dopo lunghe generose battaglie di pochi meritevoli cittadini. Né edifici di qualche pregio (pur sempre relativo, per carità, luoghi rurali, tranche di memoria) né fasce di rispetto a proteggere i pochissimi pezzi anche artisticamente rilevanti, come la chiesa del Crocifisso a Lavanderie, coi suoi affreschi tardo medievali, ormai divenuta una sacrestia dell’Esselunga. non è rimasto neppure un fontanile, quel sistema di canali e di rogge, così interessante da tramandare come quintessenza d’una cultura del territorio dei nostri predecessori, fin dal medioevo, come memoria, come luogo di riflessione e di confronto con l’avvicendarsi rapido e immemore dell’oggi. Ma questa memoria non è vissuta dai nostri governanti locali, sia le Giunte odierne che quelle precedenti, una qualità e un bene da preservare, parte di un tessuto armonico, luogo di vita e di esperienza di una storia “minore”, tutt’altro: è oggetto di fastidio, di cui disfarsi perché impedisce il “libero sviluppo” (= speculativo) del suolo. Ha Segrate un’identità da difendere? Forse l’aveva, come uno dei molti esempi intorno alla grande città di una civiltà contadina passata, che ha per secoli saputo prendersi cura di una terra fertile oggi sede di progetti per lo più deteriori, sia sotto il profilo civile che urbanistico, atti a ospitare vite a solo vantaggio della quantità, non della qualità.
SALVIAMO IL GOLFO AGRICOLO
mercoledì 6 gennaio 2010
Campagna: Stop al Consumo di Territorio

L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. link
Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata Seppellita sotto il cemento.
Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.
Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.
Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!
venerdì 1 gennaio 2010
C’E’ DA FARE UNA METROTRANVIA

La mobilità è il problema più urgente da risolvere a Segrate, una città soffocata dal traffico e dallo smog. Sulla Cassanese e sulla Rivoltana transitano ogni giorno oltre 100.000 mezzi e la situazione tende al peggio. La congestione è ampiamente presente anche dentro i quartieri. Oltre al traffico di transito c’è quello prodotto dai pendolari segratesi e da coloro che vengono a lavorare nel nostro comune. Sono circa 35.000 le persone che ogni giorno si muovono da e per Segrate. Il 76% lo fa con la propria auto, il 18% con il mezzo pubblico, il 5,7% con la bicicletta. La direzione prevalente è Milano. Numeri che fanno capire come sia importante e strategico un trasporto pubblico moderno efficiente e rapido. Ad aprile 2004 la Provincia di Milano ha presentato lo studio di fattibilità di una linea di trasporto pubblico ad energia pulita sulla Cassanese tra Pioltello e Milano-Lambrate. Lo studio fa seguito ad una petizione promossa dai Verdi e sottoscritta da 3000 cittadini nel 2002. Anche gli assessori ai trasporti delle Giunte Colle (quasi tutti di AN) hanno più volte fatto promesse in tal senso ma finora l’argomento è ignorato dall’Amministrazione comunale. Oggi ci sono due grandi occasioni da cogliere al volo per realizzare rapidamente questo progetto: 1) Milano ha istituito l’Ecopass perchè vuole che entrino meno auto in città; 2) Nel 2015 ci sarà l’Expo che farà convergere una pioggia di miliardi per finanziare opere pubbliche di cui 11 Mld per infrastrutture e trasporti. E’ questa un’occasione unica per reperire finanziamenti e realizzare rapidamente la Metrotranvia per ottenerli è però necessario che si presentino al comitato Expo proposte e progetti. E’ per questo che da mesi chiediamo al Sindaco di sostenere il progetto della Metrotranvia. Abbiamo riscontrato però freddezza e disinteresse. Vorremmo sbagliarci, per questo lo invitiamo vivamente a sposare e sostenere questo progetto innovativo di metropolitana leggera, in questo modo Segrate non sarà più citata negli annali solo perché è tra i paesi più ricchi ma anche per i suoi trasporti efficienti. Il sistema dei trasporti pubblici segratesi necessita anche di altri correttivi: E’ indispensabile ripristinare la linea ferroviaria S9 (collegamento con Lambrate-Bicocca) e aprire la stazione di Redecesio. Istituire un unico biglietto per Milano ed i Comuni di prima fascia tra cui Segrate, come peraltro sostenuto dalla conferenza dei sindaci della provincia di Milano e dal Presidente della Provincia Penati. Ristrutturare i percorsi di ATM e pollicino per razionalizzare e migliorare il servizio. Ad es. gli attuali orari del Pollicino di collegamento con la stazione del Passante Ferroviario sono sfasati con quelli dei treni; Le diverse linee ATM hanno un buon monte chilometri ma i percorsi non sono razionalizzati e forniscono un servizio non adeguato. Infine è indispensabile completare i percorsi ciclabili verso Milano, realizzabili con pochi investimenti e tanta volontà politica, in accordo con il Comune di Milano e con la Provincia, in particolare: Viale Turchia, Via Rombon, Via Rubattino, Via Corelli.
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