
UNA TESI UNIVERSITARIA HA STUDIATO L’IMPATTO AMBIENTALE DELLA VITA NEL NOSTRO COMUNE CON RISULTATI DISASTROSI
(L'esempio virtuoso di Cassinetta di Lugagnano)
(L'esempio virtuoso di Cassinetta di Lugagnano)
Cinquantatremilaseicentosettantanove sono gli ettari globali di territorio necessari a Segrate per compensare l’impronta ecologica prodotta, calcolata in base alle tonnellate di Anidride carbonica (CO2) emessa. Le emissioni di CO2 calcolate sono il frutto dei consumi elettrici, energetici, dei trasporti e dei rifiuti prodotti dai segratesi , convertite in aree necessarie per compensare la stessa emissione di CO2. Tutto ciò è contenuto nella tesi di laurea di Daniele Cremonesi curata dal Prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio -. Uno studio fatto sul campo, con una metodologia consolidata, anche se qui necessariamente approssimata, visto che i dati necessari non erano completi. 53.679 ettari è, quindi, la superficie necessaria a Segrate per compensare se stessa. Ma si tratta di una valutazione più bassa del reale, che però mantiene comunque il suo senso e le sue validità
scientifica e pubblica, più che sufficiente a dare quegli indizi alla città di Segrate e alla sua amministrazione per riflettere su come andare avanti. Nella procedura di calcolo assai semplificata sono confluite solo le emissioni di CO2 derivanti dalla maggior parte dei consumi energetici pubblici e privati (gas ed elettricità), quelle dalla produzione di rifiuti, di una parte del traffico di autoveicoli sul territorio comunale, del trasporto pubblico e poche altre. La CO2 emessa in atmosfera da queste voci ammonta a quasi 200.000 tonnellate all’anno, pari a 6 tonnellate di CO2 per cittadino. 53.679 ettari globali corrispondono a 1,6 ettari procapite e derivano dai consumi di energia elettrica (11%), dai trasporti (17%), dal riscaldamento (42%), dalla produzione industriale (14,5%) e da altre voci minori.. Poiché Segrate è grande solo 1740 ettari , la superficie di terreno che Segrate dovrebbe possedere per ‘azzerare’ i suoi impatti dovuti all’emissione di CO2 dovrebbe essere quasi 31 volte più grande (30,9). Ma se considerassimo che gli ettari necessari dovrebbero essere liberi e non urbanizzati o antropizzati, allora il bilancio peggiorerebbe. Infatti Segrate ha solo il 23% circa del territorio comunale libero. Anche senza conteggiare le nuove aree urbanizzate dal 2005 (anno di riferimento dei dati) ad oggi, quegli ettari sono pari a circa 400 ovvero circa centotrentaquattro (134,6) volte meno della superficie libera necessaria per compensare gli impatti. Con il calcolo dell’impronta ecologica i cittadini di Segrate sanno che ognuno di loro (neonati e nonni compresi) dovrebbe avere in dotazione 1,6 ettari globali liberi (che tecnicamente potremmo chiamare anche biocapacità globale se potessimo applicare la procedura di calcolo completa) per compensare l’impatto generato dal proprio stile di vita, voluto o non voluto. E ognuno di loro in realtà ha, nominalmente, solo a disposizione 0,012 ettari , ovvero 134 volte meno. Non è tecnicamente possibile comparare l’impronta di Segrate e dei suoi cittadini con altre realtà, per via delle molte semplificazioni fatte nello studio condotto che hanno ridotto di molto la dimensione dell’impronta ecologica. Eppure, nonostante il calcolo al ‘ribasso’, il risultato è sufficiente a sollecitare un atteggiamento di forte preoccupazione e una saggia attenzione, a invitare tutti, pubblico e privati, ad incamminarsi su una strada di effettiva sostenibilità. Molte sono le azioni che si possono fare privilegiando quelle che non aumentano i consumi e le emissioni, quelle che privilegiano stili di vita più sostenibili (es.: usare meno l’auto e spostarsi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici), quelle che favoriscono una scelta alimentare meno impattante e una dieta più naturale, ma anche quelle che tutelano le aree libere residuali che hanno tanta importanza nel compensare gli impatti. Quelle aree libere che potrebbero divenire più biocapaci di compensare gli impatti se diventassero un bosco. Occorre quindi responsabilizzare i comportamenti privati ma soprattutto quelli dell’Amministrazione pubblica. Si pensi all’importanza e al ruolo chiave che potrebbe avere in tale direzione il Piano di Governo del Territorio (PGT), l’ex PRG. Un importante strumento di pianificazione territoriale per poter fare scelte importanti e coerenti anche con quanto ci dice l’impronta ecologica. Scelte capaci di ridurre il debito ecologico ed ambientale. Scelte precedute dalla valutazione ambientale strategica che consenta di capire gli effetti ambientali delle decisioni pubbliche (e private). È inutile quasi ricordarlo, ma ogni nuova trasformazione di quel prezioso suolo libero aumenta sempre più l’impronta di tutti i cittadini (contenibile solo forse con forti politiche di compensazione ecologica), come pure ogni azione legata all’uso intensivo dell’auto o alla dispersione energetica o all’aumento di produzione dei rifiuti. L’Impronta Ecologica aiuta i cittadini a migliorarsi rendendoli più consapevoli dell’ambiente in cui vivono. Vuole altrettanto contribuire a migliorare la capacità di decisione dell’amministratore pubblico e dei soggetti pubblici in generale sollecitando la formulazione di politiche pubbliche più sostenibili e non impattanti. Come ha affermato l’ex premier britannico Blair alla presentazione del famoso rapporto economico ambientale Stern che suonava pressappoco così: “Non c’è un minuto da perdere per migliorare futuro dell’ambiente in cui viviamo e vivranno i nostri figli’. Neanche un solo minuto. Neanche la benché minima indecisione. E la responsabilità sta, per i diversi livelli di competenza, a tutti. Nessuno escluso”.




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